San Salvario: una casa d’epoca diventa un manifesto di personalità

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Ciao amiche,

La casa di cui vi parlo oggi è una vera chicca di San Salvario. Il merito del mio fascino va a Francesca Grilli dello studio DOP Architetti, che qui ha costruito qualcosa che va oltre il progetto: una vera estensione della sua personalità.

Ma prendiamola alla larga. Partiamo dal quartiere.

Una casa d’epoca nel cuore di San Salvario

San Salvario è uno di quei quartieri che non smette mai di sorprendere. È la zona che ho scelto per vivere e per lavorare, sia per gusto personale che per le incredibili opportunità immobiliari che presenta. Lì infatti si nascondono case che non ti aspetti, e quella di Francesca Grilli è una di quelle.

Si tratta di una casa d’epoca proprio nel cuore del quartiere. Per raccontarvela, non si sa da dove iniziare: dai dettagli d’epoca recuperati con cura, dalle soluzioni progettuali intelligenti, dall’uso del colore… Io inizio dal fascino discreto del terrazzo.

Il terrazzo nascosto che sorprende nel centro di Torino

Sono circa 180 mq di casa d’epoca, a un piano intermedio, con un terrazzo raccolto tra i cortili, quasi nascosto, a forma di “c”. Uno spazio intimo, protetto, che sembra esistere solo per chi sa che c’è. Un piccolo rifugio urbano che sorprende per silenzio e riservatezza, in netto contrasto con l’energia viva del quartiere.

Un ingresso fuori dagli schemi

Si entra attraverso una bussola originale e già da qui si capisce che questa casa non seguirà le regole. L’ingresso è attraversato da un volume geometrico inaspettato, quasi una scultura abitabile che accompagna lo sguardo fino al salone. Da un lato diventa un guardaroba, dall’altro un elemento ludico: un’anta a forma di fetta di formaggio, con fori che non sono decorativi ma veri appigli per arrampicarsi verso un soppalco-ripostiglio. Francesca, che è anche la padrona di casa, mi racconta “Quando i miei ragazzi erano piccoli si arrampicavano su questa porta, era tutto un gioco”. Sul lato opposto, quasi nascosto, si apre un bagno interamente rivestito in piastrelline quadrate verde prato, effetto piscina. È un gioco, ma anche un manifesto progettuale. Già dall’ingresso si capisce tutto.

Intorno, una distribuzione classica fatta di corridoi e stanze, tipica delle case d’epoca torinesi, ma reinterpretata con uno sguardo contemporaneo. Gli ambienti si susseguono con naturalezza, mantenendo una leggibilità chiara ma lasciando spazio a sorprese continue.

Il colore è un linguaggio progettuale

La prima cosa che colpisce è il colore. Non dove te lo aspetti, però. Le pareti restano neutre, quasi in silenzio, mentre sono i pavimenti, le porte e gli arredi a prendere parola. Il verde domina, ma dialoga con il giallo, il rosso, il viola. Accostamenti audaci, mai casuali, che riescono a mantenere un equilibrio sorprendente.

Oggetti, arredi e identità personale

E poi gli oggetti. Pezzi unici, raccolti nel tempo, che raccontano storie e costruiscono identità. Un’opera d’arte, una poltrona trovata in un mercatino vintage, dettagli che non seguono una regola se non quella dell’autenticità. È una casa che non cerca di piacere a tutti. Ed è proprio per questo che funziona.

Il dialogo tra architettura e personalità

Quello che mi affascina di più è il continuo dialogo tra opposti: il rigore dell’impianto architettonico e la libertà dell’arredo, la struttura ordinata e l’ironia dei dettagli, la riservatezza — che ricorda il terrazzo nascosto tra i cortili — e un’energia espressiva che esplode nei colori e negli oggetti.

Francesca, a prima vista, sembra quasi trattenuta, discreta. Ma questa casa racconta altro. Racconta coraggio, ricerca, identità. Racconta quanto l’abitare possa diventare un atto profondamente personale, lontano da ogni standardizzazione, dove ogni scelta è consapevole e nulla è lasciato al caso.

Può una casa raccontare chi siamo?

Ed è qui che mi viene una domanda, che lascio anche a voi: avete mai provato a guardarvi intorno e capire se la vostra casa parla davvero di voi?

Vi lascio con questa riflessione, che potete portarvi dietro anche visitando le case di Open House. È vero, in molti casi parliamo di progetti firmati da professionisti, studiati, curati, pensati in ogni dettaglio. Ma una casa non racconta mai solo una competenza tecnica. Racconta anche uno sguardo, un modo di vivere, una personalità.

Provate allora a osservare non solo le soluzioni progettuali, i materiali, i colori o gli arredi. Provate a chiedervi che tipo di persona può aver immaginato quello spazio, quali desideri ci sono dietro certe scelte, quale idea di vita emerge da una stanza, da una luce, da un dettaglio inatteso.

Piccolo spoiler su Open House Torino 2026

Potrete visitare la casa di Francesca Grilli a Open House Torino di quest’anno. Sul sito trovate tutte le informazioni. Poi arriveranno tutte le altre tappe consigliatissime del mio tour di OHT 2026. Intanto iniziate a segnarvi questa, che è una chicca imperdibile.

Vostra, Elisabetta
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