Affitti, la cedolare secca scende al 5% e all’1%: cosa potrebbe cambiare con la Manovra 2027?

Condividi con un'amica!

La nuova Legge di Bilancio punta a incentivare il mercato delle locazioni attraverso una forte riduzione della tassazione. Un’opportunità per i proprietari e una possibile risposta alle difficoltà abitative dei giovani.

 

Il mercato immobiliare italiano si trova davanti a una delle sue sfide più importanti: rendere la locazione più accessibile, senza scoraggiare i proprietari dal mettere a disposizione i propri immobili.

In questo contesto si inserisce una delle novità più interessanti contenute nella proposta di Legge di Bilancio 2027: la riduzione della cedolare secca sui contratti a canone concordato, che potrebbe passare dall’attuale 10% al 5%, arrivando addirittura all’1% in presenza di inquilini under 36.

Una misura che, se confermata, rappresenterebbe un cambiamento significativo per il settore delle locazioni residenziali.

 

Cedolare secca al 5%: un incentivo per i proprietari

La proposta prevede il dimezzamento dell’aliquota fiscale applicata ai contratti a canone concordato, portandola dal 10% al 5%.

Il canone concordato è una tipologia contrattuale nella quale il prezzo della locazione viene determinato sulla base degli accordi territoriali stipulati tra le associazioni dei proprietari e quelle degli inquilini.

Si tratta di uno strumento già oggi particolarmente interessante dal punto di vista fiscale, soprattutto nei Comuni ad alta tensione abitativa.

Con una tassazione ulteriormente ridotta, il Governo punta a rendere questa formula ancora più conveniente, incentivando i proprietari a scegliere una locazione regolare e a lungo termine.

 

La cedolare secca all’1% per gli under 36

La proposta introduce un’ulteriore agevolazione per i giovani.

Qualora, al momento della stipula del contratto, l’inquilino abbia meno di 36 anni, l’aliquota della cedolare secca potrebbe scendere all’1%.

L’obiettivo è sostenere una fascia di popolazione che, soprattutto nelle grandi città, incontra sempre maggiori difficoltà nel trovare un’abitazione a condizioni economicamente sostenibili.

Nelle città ad alta tensione abitativa, la domanda abitativa è elevata e il costo degli affitti costituisce spesso un ostacolo per giovani lavoratori, studenti e professionisti.

Una fiscalità particolarmente favorevole potrebbe quindi rappresentare un incentivo per i proprietari a valutare maggiormente questa tipologia di locazione.

 

Non tutti i contratti potranno beneficiare della riduzione

È importante sottolineare che l’agevolazione, secondo il testo attualmente previsto, non riguarderebbe indistintamente tutti i contratti di locazione.

La riduzione sarebbe riservata ai contratti a canone concordato stipulati nel 2027, con applicazione ai canoni fino al 2031 e al primo rinnovo nei limiti temporali previsti.

Resterebbero esclusi i contratti già in essere, le proroghe e i rinnovi effettuati nel 2027.

Sono inoltre previste disposizioni antielusive per evitare la risoluzione anticipata di contratti esistenti e la loro sostituzione con nuovi accordi al solo scopo di ottenere il beneficio fiscale.

Un elemento che sarà importante valutare attentamente nella pianificazione delle nuove locazioni.

 

La riduzione delle imposte porterà davvero a un abbassamento degli affitti?

È questa la domanda che molti proprietari e inquilini si stanno ponendo.

Una riduzione così significativa della tassazione potrebbe certamente rendere più conveniente mettere un immobile in locazione.

Tuttavia, il vantaggio fiscale per il proprietario non si traduce automaticamente in un canone più basso per l’inquilino.

Nel caso del canone concordato, infatti, il prezzo viene stabilito attraverso gli accordi territoriali e deve rispettare specifici parametri.

La misura potrebbe però favorire una maggiore diffusione di questa tipologia contrattuale, contribuendo ad ampliare l’offerta abitativa e a rendere più equilibrato il rapporto tra domanda e disponibilità di immobili.

 

La vera sfida sarà capire se una fiscalità più leggera riuscirà a tradursi in una maggiore disponibilità di immobili, in un mercato delle locazioni più accessibile e in una misura di contrasto al caro vita.

Perché il problema della casa non riguarda soltanto il prezzo, ma anche la capacità di creare un sistema in cui proprietari e inquilini possano trovare un equilibrio sostenibile.

La proposta contenuta nella Manovra 2027 apre quindi una riflessione che va oltre il semplice vantaggio fiscale.

In un momento in cui il potere d’acquisto delle famiglie è sotto pressione, rendere più sostenibile il costo dell’abitare significa contribuire anche al benessere economico complessivo.

La casa non dovrebbe diventare un lusso né una voce di spesa capace di assorbire una parte eccessiva del reddito disponibile.

Per questo motivo, incentivare le locazioni a canone concordato potrebbe rappresentare una delle leve di una strategia più ampia contro il caro vita: una strategia che dovrebbe affiancare agli interventi fiscali anche politiche per aumentare l’offerta abitativa e favorire l’accesso alla locazione.

La vera sfida sarà trasformare il risparmio fiscale dei proprietari in un’opportunità concreta anche per chi cerca casa. Perché rendere più accessibile l’abitare significa, in fondo, migliorare la qualità della vita delle persone.

 

 

Fonti e approfondimenti

 

Le informazioni riportate si riferiscono al disegno di legge in corso di esame parlamentare e potrebbero subire modifiche prima dell’approvazione definitiva.

Alberta De Luca

 

Condividi con un'amica!