Casa d’epoca: il fascino nascosto dei piani bassi

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Care amiche,

capita spesso che, quando si cerca casa, si escludono i piani bassi a favore di quelli più alti. Questo succede perché un piano in alto è oggettivamente più luminoso di uno basso. Però, nelle case d’epoca, esiste un fasscino nascosto dei piani bassi, di cui solo un’esperta vi può parlare. Oggi vi racconto perché non dovreste escludere a priori un piano basso. Potrebbe essere un vero peccato.

Perché i piani bassi sono i più affascinanti nelle case d’epoca

Parliamo di epoche in cui l’ascensore non era presente nei palazzi e, soprattutto in quelli nobiliari, i piani più alti erano destinati per scomodità (e non per generosità) alla servitù e i piani più bassi ai nobili.

Ecco che troviamo soffitti altissimi, a volte anche fino a sette metri, decori, fregi, stucchi e affreschi.

Quando l’altezza diventa il punto di partenza del progetto

È proprio in un piano basso di una bella casa d’epoca che troviamo l’appartamento di Silvia Nardi. Silvia è un’interior designer che, proprio grazie all’altezza interna di oltre quattro metri, ha potuto progettare la sua casa sfruttandone l’altezza.

Una casa costruita intorno a un muro portante

Nella ristrutturazione hanno dovuto tenere conto di un muro portante molto spesso, che in qualche modo nel progetto è diventato il fulcro, il punto di snodo, quello da cui partire.

Come spesso accade nelle scelte progettuali, si parte sempre da un elemento caratterizzante che determinerà i volumi o lo stile, o le due cose insieme. In questo caso, questo il muro portante ha determinato la riuscita del progetto pensato per il piano basso di questa casa d’epoca.

Lo stile di arredamento: minimal e pulito

Silvia ama lo stile pulito e ordinato con pochi oggetti di design, più di valore affettivo che decorativo, ben mescolati a complementi d’arredo moderni.

Si entra in un grande ambiente dove la cucina al fondo della parete quasi scompare, è impercettibile: bianca come il muro, senza pensili, senza elettrodomestici a vista.

L’occhio viene catturato da un lampadario molto colorato, un vecchio banco da lavoro del nonno restaurato e trasformato in tavolo da pranzo.

Il soppalco sospeso che definisce lo spazio

Girando lo sguardo, ecco l’elemento veramente caratterizzante della casa: grazie all’altezza, è stato creato un angolo studio letteralmente sospeso a cavallo tra la zona giorno e la stanza dietro.

Un cubo rettangolare di legno di olmo che un po’ si incastra e un po’ sporge dal soppalco, immediatamente sopra il soggiorno.

L’anello di legno è in realtà la scrivania, dello stesso materiale del pavimento e del soffitto.

Un gioco alternato di colori bianco e legno che determina tutti i materiali della casa.

Attorno al muro centrale portante è stata poi progettata la possibilità di passare da un ambiente all’altro con una circolarità.

Le tre grandi stanze sono tutte collegate tra loro pur non essendo passanti.

Ordine, design e valore affettivo

In-sta-casa è tutto perfetto e ordinato, pare che il segreto siano gli armadi molto capienti che permettono di nascondere tutto e lasciare a vista solo ciò che è realmente indispensabile e bello da vedere.

La casa di Silvia è l’espressione massima della sua firma lavorativa.

Il pezzo del cuore: arredare partendo dai ricordi

Le chiedo come approccia al suo lavoro e da dove parte per scegliere gli arredi giusti:

“Quando parlo con i miei clienti mi faccio sempre dire qual è il pezzo del cuore, quello che si portano dietro di casa in casa, un ricordo, un valore affettivo, e parto sempre da lì per costruire intorno a quel pezzo la casa di chi la abiterà. Mi piace mescolare la storia di ognuno di noi con elementi moderni”.

Amiche, voi ci avete mai pensato? Che pezzo del cuore avete che vi segue da sempre? Se mai doveste averne l’occasione, ditelo alla vostra interior designer di fiducia!

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