I prezzi delle case a Milano scenderanno?
Care amiche,
C’è una domanda che mi sento fare continuamente.
Succede quando parlo con clienti, amici, persone che stanno pensando di comprare casa.
La domanda è sempre la stessa:
“Milano è una bolla?”
E subito dopo arriva la seconda:
“Prima o poi i prezzi scenderanno, no?”
Perché quella sarebbe la soluzione perfetta per tutti.
Un momento di tregua.
Il momento in cui Milano torna ad essere accessibile anche per chi — come me — vorrebbe comprare o cambiare casa.
La verità però è che, per quanto possa sembrare poco consolante dirlo, io non credo che succederà.
Il vero boom di Milano non è il Covid. È la Brexit
Molti fanno coincidere l’esplosione immobiliare di Milano con il Covid.
Io personalmente la colloco prima.
Con la Brexit.
È stata probabilmente la più grande opportunità involontaria che potesse capitare a Milano.
Una parte del mondo finanziario e del business internazionale ha dovuto riorganizzare le proprie sedi europee, e una quota di quell’energia si è spostata verso Milano.
Parigi poteva beneficiarne allo stesso modo.
Ma Milano in quel momento aveva un vantaggio enorme: i prezzi.
Chi vendeva a Londra capitalizzava cifre altissime e a Milano comprava ancora “bene”, in proporzione.
È bastato poco.
3,2,1… Milano è una città abituata a fare business a ritmi velocissimi.
Nel giro di due anni, in alcune zone, i valori al metro quadro sono letteralmente raddoppiati.
Quando più fattori si muovono nella stessa direzione, si creano quelle dinamiche che diventano virtuose quasi per inerzia.
Milano è l’unica città italiana davvero internazionale
Se guardiamo l’Italia con un minimo di realismo, Milano è l’unica città capace di accogliere davvero persone che arrivano da qualsiasi parte del mondo.
Ha tutto quello che una città internazionale deve avere:
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scuole pubbliche e scuole internazionali
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università attrattive
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aeroporti raggiungibili con i mezzi pubblici
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una rete metropolitana efficiente
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servizi che funzionano
Ma soprattutto — ed è un punto di cui si parla poco — ha costruito case per un pubblico internazionale.
Edifici nuovi con standard abitativi che chi arriva da altre metropoli si aspetta:
autorimesse sotto casa per macchine grandi,
portineria o doorman,
aria condizionata canalizzata,
isolamento acustico,
palestre e piscine condominiali,
sistemi di sicurezza e privacy.
Può sembrare un dettaglio.
In realtà è decisivo.
Perché chi arriva da Londra, New York o Dubai deve potersi sentire a casa anche a Milano.
C’è poi un fattore di cui si parla pochissimo: l’hype
Sto per dire una cosa che può sembrare superficiale, ma nella realtà non lo è affatto.
Milano è una città abitata da moltissime persone che lavorano nell’immagine.
Modelle.
Fotografi.
Creativi.
Pubblicitari.
Attori.
Influencer.
Cantanti.
E questa popolazione produce una quantità enorme di contenuti.
I Navigli al tramonto.
I riflessi rosa sui grattacieli di CityLife.
Le lanterne di Paolo Sarpi.
La gente che si fotografa in Galleria alla golden hour.
Sono immagini che fanno il giro del mondo ogni giorno.
Sembra banale, ma crea desiderio.
E il desiderio è una forza potentissima quando si parla di città.
Milano non si vive. Milano si usa.
Chi vive a Milano non vive a Milano.
Vive Milano.
La sfrutta.
La usa.
La esibisce.
Chi arriva qui porta un’energia incredibile.
Una fame di riuscire che si sente quasi nell’aria.
Milano non è una città per mediocri.
È una città che pretende eccellenza.
Se sei un fotografo devi essere bravissimo.
Se lavori nella moda devi correre.
Se fai finanza devi performare.
È spietata?
Sì.
È giusto?
Non lo so.
Ma Milano per essere Milano funziona così.
Ed è proprio questa pressione continua che crea un ecosistema competitivo e, di conseguenza, estremamente attrattivo.
Il capitale si muove sempre verso i luoghi sicuri
Torniamo alla domanda iniziale.
Milano è una bolla?
Secondo me no.
È una città che ha trovato il suo posizionamento internazionale.
I prezzi scenderanno?
Non credo.
Saliranno ancora?
Fino a pochi giorni fa avrei detto che probabilmente si sarebbero stabilizzati.
Ma oggi, guardando quello che sta succedendo nello scenario internazionale — soprattutto in Medio Oriente — la mia risposta cambia.
Dubai negli ultimi anni è diventata una gigantesca macchina di investimento immobiliare.
Una città costruita per attrarre capitali da tutto il mondo attraverso un meccanismo molto semplice: comprare appartamenti come asset finanziari.
Non come case da vivere.
Come investimento.
Ma quando uno scenario geopolitico inizia a diventare instabile, il capitale fa una cosa sola:
si sposta.
E spesso le guerre non sono soltanto guerre di confini.
Sono guerre di spostamento finanziario.
Se un luogo percepito come sicuro comincia a diventare anche solo leggermente incerto, i grandi capitali non aspettano di capire cosa succederà.
Si muovono prima.
Dubai ha costruito il suo successo su una promessa implicita: stabilità assoluta.
Se quella promessa dovesse incrinarsi, anche solo nella percezione, sarà molto difficile continuare a vendere appartamenti come puro investimento finanziario.
E quando i capitali cercano nuovi approdi, finiscono quasi sempre nelle stesse città.
Londra.
Parigi.
New York.
E sempre più spesso Milano.
Milano è nata con la camicia
Milano ha una caratteristica che pochi riconoscono davvero.
Non è solo dinamica.
È credibile.
È dentro l’Europa.
È politicamente stabile.
Ha un sistema economico forte.
E negli ultimi anni ha costruito un mercato immobiliare capace di accogliere capitali internazionali.
Per questo oggi, più che parlare di bolla, io parlerei di riposizionamento globale.
Milano si sta semplicemente sedendo al tavolo delle città che contano.
Quindi torniamo alla domanda iniziale.
Milano è una bolla?
No.
I prezzi scenderanno?
Non credo.
Saliranno ancora?
Forse sì.
Perché Milano, in qualche modo — anche suo malgrado —
è una città nata con la camicia.
E ogni volta che il mondo si muove,
in un modo o nell’altro,
finisce quasi sempre per favorirla.
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