Casa Marene. Rinascita di una villa anni Cinquanta

Dalla mia rubrica sul “Corriere della sera Torino”, riporto il progetto stupendo di Casa Marene che voglio condividere anche online!

 

L’albero di cachi

Un enorme albero di cachi. È lui il protagonista silenzioso di questa storia di architettura a Marene. Un progetto questo, ideato e realizzato da Fluido Arch, un duo di professionisti che si è occupato sia della ristrutturazione che degli interni di questa incredibile villa di metà Novecento. Ve la voglio raccontare bene.

Una villa nascosta dal verde, che parla di rispetto e recupero

Nascosta da un verde quasi invadente, questa villa è un progetto che parla di recupero, rispetto e di una nuova bellezza che nasce da ciò che già esiste. Qui vivono e lavorano due architetti. Lo studio al piano terreno, la vita ai piani superiori: una distinzione netta, funzionale, ma sempre connessa da una stessa atmosfera luminosa.

Il punto di partenza? Conservare l’anima degli spazi originali. Quella distribuzione un po’ labirintica, tipica delle case anni ’50, fatta di scoperta e piccoli scorci inaspettati.

Il punto d’arrivo? Una casa contemporanea, vibrante di colore e di luce naturale.

Quando l’esterno diventa il vero cuore della casa

Per dare centralità all’albero di cachi – visibile ora da ogni angolo della zona giorno – gli architetti hanno liberato completamente la parete a sud. Niente più muri che chiudono: lo sguardo corre verso l’esterno, verso quel tronco antico che sembra sfiorare i vetri.

Una cucina-cabinata che guarda al passato

Nel cuore della casa appare una cucina-cabinata, compatta, richiudibile: un “cucinino” che fa un tuffo nel passato. Colori pastello, superfici essenziali, richiami alle soluzioni domestiche degli anni Cinquanta, ma reinterpretate in chiave attuale. Attorno a lei si organizzano la vita, i percorsi, la convivialità.

Il bow-window: un osservatorio domestico

Al posto del balcone originario, un’idea molto poetica e romantica: un bow-window che sporge verso il giardino, come un piccolo osservatorio domestico. Qui ci si siede a leggere, a lavorare, a guardare fuori quell’albero di cachi. Uno spazio che sembra isolato, eppure resta fluido, in continuità con tutto il resto.

Una zona giorno tra intimità e apertura

Nella zona giorno, sala da pranzo, soggiorno e corridoi luminosi collegano gli spazi senza mai sovrapporli. Si mantiene il fascino della vecchia planimetria, ma con una leggerezza nuova, fresca, giocosa che da alla casa un carattere fortemente personale.

Dettagli che spiccano

E poi i dettagli che fanno la differenza: colori forti e vivaci nelle camere dei piccoli, che diventano luoghi per crescere, immaginare e sognare. Geometrie nere e bianche nei bagni, bilanciate da specchi dalle forme irregolari e da colori accesi e elettrici che aggiungono un pizzico di ironia e rendono tutto più divertente. Legno caldo ovunque, a ricordare le radici storiche della casa. I pilastri-scultura nel sottotetto, che trasformano un vincolo in un omaggio architettonico teatrale! E infine tanta luce naturale, protagonista assoluta, che entra, avvolge e cambia mood a seconda delle ore del giorno.

 

Non serve demolire per innovare

Questa villa è una dichiarazione d’intenti: non serve demolire per innovare. A volte basta osservare ciò che c’è già, valorizzarlo, metterlo al centro. Come quell’albero di cachi. Oggi non è più solo parte del giardino, ma il cuore pulsante di un progetto che ha unito passato e futuro sotto lo stesso tetto. Un tetto fatto di legno, luce e visione.

Che ne dite amiche? In-Sta-Casa si sta proprio bene! Se c’è un vostro progetto, una casa che avete ristrutturato, o che semplicemente abitate, che vi fa piacere condividere con me, mandami una mail o contattami! Questo spazio è fatto apposta per vivere le vostre case insieme.

 

Vostra, E.